Amare come Dio, essere pazienti come Gesù

2 Ts. 2,16 – 3, 5 “Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo”.

Oggi nella preghiera ho visto una cosa nuova, e cioè che “amore di Dio” e “pazienza di Cristo” sono due genitivi soggettivi. Paolo, sta cercando di dirmi di pregare la Trinità affinchè Dio mi faccia come lui, amante come Dio e paziente (capace di soffrire, da patior) come Gesù.

Amare come Dio e soffrire come Gesù sembra impossibile. Ed in effetti lo è nelle mie  condizioni attuali. Mi veniva in preghiera però una immagine, l’immagine del Castello interiore di Santa Teresa D’Alila. Santa Teresa “la maggiore” racconta che per raggiungere la camera da letto, in cui è Dio, bisogna passare diverse stanze. Io sono fuori alle mura, in mezzo ai serpenti e ai rettili. Ma se per ipotesi avessi la possibilità (da un certo punto in poi Teresa dice: la volontà non c’entra più: è solo grazia) di avvicinarmi alla camera da letto, è allora che sarei “paziente come Gesù e amante come Dio”.

Ma che vuol dire essere paziente – sopportante come Gesù? In che senso Gesù è paziente? Gesù non è uno che lascia correre, non è uno che ha sempre sopportato, non è uno che ha sempre lasciato fare. Talvolta si è arrabbiato, come quando ha cacciato i mercanti dal tempio, talvolta ha ha correto, pure con una certa virulenza (razza di vipere!), talvolta dice le cose con amore (Pietro, Pietro…prima che il gallo canti…), talvolta è delicato come con la samaritana al pozzo di Giacobbe.

Ma è nella salita al Golgota che Gesù è sopportante più che ovunque. Ma cosa significa, per me essere sopportante come Gesù e amante come Dio? Nella preghiera di oggi non lo ho scoperto, ma ho scoperto che posso chiedere di insegnarmelo, e posso chiedere a Dio trinità di farmi mettere in cammino, e per entrare nel castello interiore e giungere alla camera da letto in cui fare l’amore con lui

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